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Don Giussani, i papi e l'onore degli altari

  • 7 ore fa
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Conclusa, a Milano, la fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani. Ora tutto il dossier passa a Roma, alla Congregazione per i santi. La cronaca della cerimonia e il rapporto dei papi con Giussani in questo articolo pubblicato il 15 maggio su L'Osservatore romano.



La data non scelta a caso: 14 maggio, solennità dell’Ascensione, ricorrenza liturgica carissima a don Luigi Giussani. La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione del sacerdote lombardo è stata celebrata giovedì pomeriggio dall’arcivescovo Mario Delpini in una chiesa, sant’Ambrogio, stracolma di fedeli, ognuno con un ricordo personale dell’iniziatore di Comunione e Liberazione, mentre fra le mura antiche della basilica risuonava il canto dei Vespri dell’Ascensione del Signore. “Oggi a prevalere è il sentimento della gioia” ha commentato l’arcivescovo, che indossava una stola di Paolo VI e ha scelto di firmare i documenti con una penna di don Giussani. Parlando a braccio ha definito il sacerdote un “uomo di Dio” e la storia da lui scaturita “una storia di Grazia” e “un dono per la Chiesa”. Ha anche invitato i suoi discepoli a evitare oggi tre tentazioni: fare di Giussani uno schermo, invece che un rimando; ridurlo ad un giacimento fossilizzato di testi da citare invece di guardarlo come una sorgente viva di freschezza; farne un motivo di vanto o trionfalismo, invece di viverlo come “un dono”.  

Alla cerimonia, oltre ad autorità civili del Comune e della Regione, erano presenti sei vescovi: Andrea Bellandi (Salerno-Campagna-Acerno), Massimo Camisasca (emerito di Reggio Emilia-Guastalla), Ivan Maffeis (Perugia-Città della Pieve e consigliere spirituale della Fraternità di Cl), Giovanni Paccosi, (San Miniato), Corrado Sanguineti, (Pavia), Filippo Santoro, (emerito di Taranto). Il presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, ha espresso, a nome di tutti gli appartenenti al movimento «l’immensa gioia per questo ulteriore e fondamentale passo del percorso con cui la Chiesa riconosce la bontà della testimonianza di vita cristiana di don Giussani, per la Chiesa stessa e per il mondo».

Tutti gli “incartamenti” della causa, aperta nel 2012, passeranno ora a Roma, alla Congregazione per i santi. Secondo il consueto iter canonico, tre commissioni di storici, teologi e cardinali dovranno valutare le virtù di don Giussani. Per poi lasciare al “giudizio di Dio”, con l’accertamento di un eventuale miracolo, e al Papa, la decisione di proclamare beato il Servo di Dio.


Negli atti sono raccolte 88 testimonianze e una mole di documenti, per un totale di 17.800 pagine. «Per me leggere tante carte è stata l’opportunità per conoscere un uomo con una passione e un innamoramento per Cristo unica» ha raccontato monsignor Ennio Apeciti, il delegato arcivescovile, uomo di grande cuore e fine umorismo. Fra le carte figurano gli attestati di affetto e di stima espressi pubblicamente dagli ultimi pontefici nei confronti di don Giussani.  Dopo la saggezza prudente di Paolo VI («non la capisco ma vada avanti») arrivano i riconoscimenti espliciti di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.



«Il cristianesimo - gli scrive il papa polacco l’11 febbraio 2002 - prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza, è l'avvenimento di un incontro. È questa l'intuizione e l'esperienza che Ella ha trasmesso in questi anni a tante persone che hanno aderito al movimento». Sarà il cardinale Joseph Ratzinger, nel 2005, a celebrare le esequie di Giussani nel Duomo di Milano. Successivamente, il 24 marzo 2007, in un’udienza ad appartenenti di Cl, Benedetto XVI confiderà di essere legato al sacerdote da «tanti ricordi», aggiungendo: «mi era diventato un vero amico». Secondo il papa teologo il valore della testimonianza di Giussani è nell’aver comunicato «la bellezza di essere cristiani in un'epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere».


Anche Papa Francesco (nella foto con Rose, memores che assiste i malati di Aids in Uganda) ha avuto parole di stima sincera per don Giussani. Il 15 ottobre 2022, in occasione del centenario della nascita, esprimeva la sua «personale gratitudine per il bene che mi ha fatto, come sacerdote, meditare alcuni libri di don Giussani - da prete giovane. E lo faccio anche come Pastore universale - continuava - per tutto ciò che egli ha saputo seminare e irradiare dappertutto per il bene della Chiesa». Nella prima udienza ai ciellini, il 7 marzo 2015, riprendeva uno dei temi più ricorrenti negli insegnamenti di Giussani: «La morale cristiana - diceva il Papa - non è lo sforzo titanico, volontaristico, di chi decide di essere coerente .. La morale cristiana è la risposta commossa di fronte a una misericordia sorprendente, imprevedibile, addirittura “ingiusta” secondo i criteri umani, di Uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e mi vuole bene lo stesso».




 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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©2020 di Lucio Brunelli

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