Quel filo "teso" tra i Papi e la Casa Bianca
- 15 apr
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Su "Avvenire" del14 aprile ho pubblicato un'analisi dei rapporti fra papi e presidenti americani, dal primo incidente "diplomatico" tra Theodor Roosevelt e san Pio X, nel 1910, fino agli insulti odierni di Donald Trump contro Leone XIV.
Nella foto un giovane Robert Prevost (ultimo a destra) ad una manifestazione contro l'installazione dei missili Cruise nella base siciliana di Comiso, negli anni 80, insieme ad altri agostiniani (al centro padre Giuseppe Pagano).

Il primo incidente “politico” fra un papa e un inquilino della Casa Bianca risale a oltre cento anni fa, aprile 1910. Theodore Roosevelt, appena concluso il suo mandato presidenziale, compie un viaggio a Roma e chiede udienza a Pio X. Gesto non scontato. In passato i “papisti” (come erano chiamati spregiativamente i cattolici) avevano sofferto parecchie discriminazioni civili: a New York fino al 1806 era loro vietato di ricoprire cariche pubbliche. Il Vaticano accolse la richiesta di Roosevelt ma pose una condizione: che non prendesse parte, a Roma, all’assemblea della Missione metodista, che aveva rivolto offese al Papa. Lui non accettò l’“imposizione” e l’udienza venne cancellata, creando imbarazzo e gelo tra il Vaticano e gli Stati Uniti.
Fu Woodrow Wilson il primo presidente americano ad essere ricevuto da un Papa, nel 1919, ma anche allora ci fu un problema. Alla fine dell’udienza un assistente del Papa informò i presenti che Benedetto XV intendeva impartire, come di consueto, la benedizione apostolica; Wilson si irrigidì e spiegò che lui, essendo presbiteriano, non era interessato, poi si voltò presso la sua delegazione e chiese se ci fosse qualche cattolico; finì che il Papa diede la benedizione, i pochi cattolici si inginocchiarono e il presidente rimase fieramente in piedi.
Le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stati Uniti sono state allacciate solo nel 1984.

L’iniziativa fu di Ronald Reagan, grande estimatore di Giovanni Paolo II. Bob Woodward, il giornalista del Watergate, parlò di una “santa alleanza” fra il presidente californiano e il papa polacco per abbattere il muro del comunismo sovietico in Europa.
Con i Bush le cose andarono meno bene. Wojtyla si oppose strenuamente alla prima e alla seconda guerra del Golfo, rivolgendo appelli, inascoltati, prima a Bush padre e poi al figlio.
Anche con i democratici Clinton, Obama e Biden ci furono contrasti, soprattutto su aborto e matrimoni gay. Ma gli incontri istituzionali restarono sempre improntati a cordialità e mai si registrarono attacchi personali.

Le acque cominciarono ad agitarsi davvero con l’avvento di Donald Trump. Lo scontro più aspro si consumò prima dell’elezione alla Casa Bianca. Nel febbraio 2016 fu chiesto a papa Francesco, sul volo di ritorno da un viaggio in Messico, cosa ne pensasse dell’annunciato progetto di erigere una barriera divisoria al confine con gli Stati Uniti. Francesco non esitò a rispondere: «Una persona che pensa solo a costruire muri invece che ponti non è cristiana». Il candidato Trump ovviamente non gradì, definì “vergognose” le parole del Papa argentino ed aggiunse caustico: «Se e quando il Vaticano sarà attaccato dall’Isis vi posso garantire che il Papa avrà solo desiderato e pregato che Donald Trump fosse eletto presidente».
Una volta eletto, il tycoon chiese un’udienza ufficiale in Vaticano. Gli fu concessa, nel 2017, e tutti ricordano i suoi sorrisi smaglianti a beneficio di telecamera in contrasto con il volto serio di Bergoglio.

Le distanze rimasero tali e quali - su immigrazione, politiche ambientali e Gaza - ma per l’intera durata del primo mandato alla Casa Bianca non ci furono più scontri aperti. Almeno pubblicamente.
Con la morte di Francesco e l’elezione del primo papa americano della storia alcuni osservatori, in tv e sulla carta stampata, predissero con una certa sicumera che i rapporti tra la Casa Bianca e il Vaticano si sarebbero presto “normalizzati”. Come se la questione fosse il temperamento di Bergoglio o un suo pregiudiziale sentimento anti-yanqui. Evidentemente sbagliavano. La questione riguardava da una parte i contenuti della controversia e dall’altra la personalità dell’attuale presidente americano, il cui ego smisurato comincia ad assumere dimensioni inquietanti. Mai un presidente Usa si era espresso in questi termini - violenti, bugiardi e offensivi - su un Papa regnante. La fermezza tranquilla con cui Leone XIV ha replicato, affermando di non essere un politico ma un pastore guidato solo dal Vangelo, dice la vera distanza con le farneticazioni di Trump. Tranquillitas ordinis, direbbe sant’Agostino: la pace di chi non teme i capricci del Potere perché il suo cuore riposa nell’attrattiva della Grazia. E per questo, libero, può continuare ad alzare la sua voce disarmata in difesa delle vittime innocenti di tutte le guerre.



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