L'Apocalisse, Trump e il Cavaliere bianco
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Su Repubblica del 13 marzo, nella pagina dei commenti, ho pubblicato questo articolo. Prende spunto dalle conferenze sull'Apocalisse e l'Anticristo che il tecnocrate Peter Thiel, a breve, dovrebbe tenere a Roma.

Di temi come l’Apocalisse e l’Anticristo una volta si occupavano solo pittori, esegeti e filosofi. Oggi sono oggetto di conferenze a porte chiuse del miliardario tecnocrate Peter Thiel, fondatore di Paypal e di Palantir, azienda specializzata nel campo della sorveglianza digitale la cui tecnologia è utilizzata negli Stati Uniti anche dalla famigerata polizia anti-immigrati. Teorico del transumanesimo, Thiel vede nell’ecologismo, nel socialismo e nell’islamismo i segni di un male assoluto che avanza, spingendo il pianeta sull’orlo dell’abisso; fino a identificare “ in qualcuno come Greta Thunberg” le sembianze dell’Anticristo e in Donald Trump l’ultimo argine che può fermare o almeno rallentare la fine del mondo. Questa curiosa versione laica dell’Apocalisse nell’America odierna si intreccia politicamente con la corrente del “sionismo cristiano”, branca per nulla marginale degli influenti gruppi dell’evangelismo protestante.

Pur avendo radici antiche, nel millenarismo puritano del XVII secolo, questa corrente negli ultimi decenni si è affermata prepotentemente nella vita pubblica americana. I sionisti cristiani credono che il completo ritorno degli ebrei nella Terra promessa sia la condizione per l’atteso ritorno di Cristo alla fine dei tempi. Per questo motivo teologico sostengono incondizionatamente la politica israeliana di annessione di territori palestinesi, finanziano le nuove colonie ebraiche e vedono nell’Iran il nemico definitivo. Il loro millenarismo li porta ad attendere con ansia la Battaglia Finale, la biblica Armageddon che individuano geograficamente in una località reale, Tel Megiddo, pochi chilometri a sud di Nazareth, nella bassa Galilea. Pur essendo schierati con decisione dalla parte di Israele nella loro visione apocalittica agli ebrei non spetterà una sorte così piacevole: molti di loro perirebbero nell’ultima guerra combattuta in questo mondo e i pochi sopravvissuti si convertirebbero alla fede cristiana.
Bizzarrie a stelle e strisce, si dirà, in un paese dove il nome di Dio è stampato sulle banconote. Certamente questa Apocalisse, sia quella in versione laico-tecnocratica sia quella religiosa dei millenaristi cristiani, suona alquanto bizzarra alle nostre orecchie di europei occidentali. Non ci sarebbe forse nemmeno ragione di prendere sul serio tale fenomeno se esso non avesse qualche influenza sul destino del mondo, cioè di noi tutti.

Peter Thiel è uomo potente, vicinissimo all’inquilino della Casa Bianca. E gli apocalittici religiosi hanno fornito un contribuito non secondario alla elezione di Trump sia nel primo sia nel secondo mandato. L’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, già governatore dell’Arkansas e pastore battista, è un fervente seguace del sionismo cristiano. Trump insomma ricambia l’appoggio ricevuto e non disdegna l’immagine di “unto del Signore”.

Ha avuto una certa diffusione (ma derubricato a notizia di colore) il video recente che mostrava una ventina di pastori evangelisti imporre le mani sul presidente americano, in segno di preghiera perché Dio lo sostenesse nella guerra all’Iran: ebbene, diversi tra loro credono e propagano la visione degli “ultimi tempi” professata dai sionisti cristiani. E non può non provocare qualche brivido sentire Pete Hengseth, “ministro della guerra”, recitare pubblicamente, a conclusione dei suoi bollettini militari, i versetti del salmo 144: «Benedetto sia il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia». Missili e Bibbia. Un Dio che per affermarsi nel mondo vuole morte e distruzione?
Decisamente più convincenti e confortanti, in tema di Apocalisse, sono per noi altre immagini, più care alla tradizione cattolica europea. Come quelle dipinte nella cripta medievale del Duomo di Anagni. In una parete laterale dell’abside sono raffigurati i quattro cavalieri immaginati da san Giovanni nel suo libro: il primo, quello sul cavallo bianco, con l’aureola e l’arco, mette in fuga il cavaliere armato di uno spadone che impersonifica la guerra. Secondo gli esperti più accreditati (cfr L. Cappelletti, Gli affreschi della cripta anagnina, ed. Pontificio Istituto Biblico) la figura sul cavallo bianco è Cristo stesso e l’Apocalisse non annuncia tragedie infinite ma rivela la vittoria già accaduta di Gesù e la sua lotta ancora in corso contro la guerra, l’inferno e la morte.


