top of page
Cerca
  • Immagine del redattoreluciobrunelli

In ricordo di don Giacomo Tantardini

Aggiornamento: 12 gen

Il 19 aprile di nove anni fa moriva don Giacomo Tantardini. Lo conobbi quando avevo 20 anni, all'università di Roma: portavo l'eskimo, vendevo con l'amico Saverio il foglio anarchico "Umanità nova" e pensavo di aver chiuso per sempre i conti con la Chiesa. Giacomo aveva appena 26 anni, meno di quanti ne abbiano adesso i miei figli. Ordinato da poco sacerdote, il suo temperamento era un misto singolare di timidezza e irruenza, tenerezza e anticonformismo. Attratto dalla testimonianza di don Giussani, dopo le prime esperienze pastorali in Brianza era stato mandato a studiare a Roma in una sorta di esilio, ma fu sempre grato al suo vescovo perché tra lui e Roma nacque subito un grande amore che, come tutti i grandi amori, durò per sempre.

Fu don Giacomo a riportarmi alla fede cattolica, sperimentata come un "di più" di intelligenza e di affettività. Come accadde a me, la grazia di Dio tramite la fede e l'umanità travolgente di Giacomo nel corso degli anni fecero scoprire il cristianesimo a migliaia di altri giovani che mai, probabilmente, avrebbero messo piede in chiesa. Personalmente lo prego e lo venero come un sacerdote santo.

Dopo la sua morte, nel numero di maggio 2012 di 30Giorni - rivista internazionale di cui fu a lungo anima e ispirazione - venne pubblicato un ricordo di don Giacomo firmato dal cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. Si erano conosciuti grazie a Gianni Valente nel 2005 e Bergoglio, che sapeva delle incomprensioni e le ostilità di cui aveva sofferto don Giacomo, ogni volta che veniva a Roma celebrava la messa con lui nella basilica di San Lorenzo, dove ogni sabato si radunavano per la celebrazione eucarestica i suoi amici, giovani e non più giovani.

Questo è il testo del futuro Papa, tutt'ora reperibile nel sito di 30Giorni:



1.725 visualizzazioni1 commento

Post recenti

Mostra tutti

1 Comment


corrado.vari
Apr 19, 2021

E' bello ricordare gli amici che non sono più (fisicamente) con noi, ma che continuano ad accompagnare la nostra vita con tutto quello che di bello e di buono hanno seminato in noi e tra noi. E' bello quando ci viene dato non tanto di pensare, quanto di sperimentare che, insieme a tanti altri più o meno conosciuti e più o meno vicini nel tempo, possono essere non solo un ricordo positivo (buono, però in fondo inutile), ma un conforto reale nel presente; senza alcuna nostalgia per qualcosa o qualcuno che non c'è più, ma in un intreccio misterioso tra questo mondo e l'altro, tra la Grazia di Dio e la nostra miseria, che credo abbia a che fare con…

Like
bottom of page