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  • luciobrunelli

Anvedi!

Aggiornato il: lug 21

Ho scritto alcuni ricordi della mia infanzia, a Roma, periferia sud, anni Cinquanta. Avevamo ancora gli sfollati della guerra nelle cantine, gelide, mia madre gli portava la brace della nostra stufa a legna, per riscaldarli. Noi bambini giocavamo nei prati selvaggi attorno ai casermoni dove abitavamo; giochi stupendi, la nizza, tre-tre giù giù, monta la luna, le battaglie continue con quelli delle palazzine nuove, come i ragazzini della via Pal... tutti giochi a costo zero per i nostri genitori, quasi tutti immigrati del nord e del sud. I miei venivano dalle colline dolci delle Marche, ancora negli occhi le immagini della guerra, la prigionia in India, la morte tante volte vicina, finiti nella polverosa periferia della capitale, dove si parlavano mille dialetti e dove a volte si affacciava un regista, Pasolini, di cui ancora ignoravamo la fama e che ha ispirato il titolo di queste pagine. Eppure, tutti noi, presi dal fascino di questa città dal grembo accogliente, bella e sgangherata, disincantata ma capace di improvviso stupore: Anvedi! C'è la storia di una famiglia normale ma anche pezzetti di storia di Italia. L'avvento della tv, con i vicini del pianerottolo che venivano a vedere "Lascia e raddoppia" a casa nostra e si portavano gli sgabellini. Ci sono le Olimpiadi romane, che mio padre seguiva per lavoro, con le imprese epiche di Abebe Bikila, che correva a piedi nudi e di Wilma Rudolph, a cui i medici avevano detto che mai avrebbe potuto correre dopo la poliomelite che la colpì da bambina e si prese l'oro nella velocità... C'è la Seicento, la cui nascita i dirigenti Fiat annunziarono come "la fine del dopoguerra" ma sui valichi dell'Appenino ci costringeva a lunghe soste, perché il radiatore bolliva e rischiava di esplodere. C'è anche in queste rimembranze la religione, il cristianesimo popolare dei nostri nonni, segreto vero della loro umanità - amori che durano, preghiera intessuta alla vita, capacità di chiedere perdono - un tipo umano di cui quelli della mia generazione sono stati forse ultimi testimoni; cosa diversa dal cattolicesimo convenzionale che vedevamo nelle parrocchie di città e già si sfaldava sotto i primi colpi di una società e di un potere che mutava radicalmente volto.

Per chi vuole leggere, ecco il pdf, sono 36 pagine, lo condivido volentieri. Mi sono divertito a scriverlo, le radici sono importanti per non essere nowhere man, uomini senza un luogo, inesistenti, di cui cantava John Lennon nella sua canzone che amo di più.

Anvedi
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