Don Donato, "Carletto" e quella palestra di periferia
Questa è la storia di una palestra speciale, nata nella parrocchia di un quartiere della periferia romana, venticinque anni fa. Il Comune ha voluto premiarla perché non è solo un centro sportivo ma un luogo di inclusione sociale, una vera famiglia per tante persone, anche quelle più fragili.
Di seguito l'articolo de L'Osservatore romano in cui ho raccontato la cerimonia di premiazione in Campidoglio. E' stato pubblicato il 10 ottobre, nelle pagine della cronaca romana.

Indossano tutti le magliette confezionate per il venticinquesimo compleanno
della loro palestra, la “Sport Village Roma”. Saranno un centinaio, occupano allegramente tutti i posti disponibili nella storica Sala del Carroccio, al Campidoglio, intonando in perfetto slang romanesco cori da stadio rivolti a "Carletto”, l’amatissimo fondatore della palestra, e a “don Donato”, il parroco
che un quarto di secolo fa offrì i locali e incoraggiò la nascita del centro sportivo
all’interno della parrocchia di sant’Alberto Magno, nel quartiere periferico di
Vigne nuove. Intuizione geniale, quella del sacerdote, mossa dal desiderio di togliere dalla strada i giovani di un quartiere nuovo e difficile, dove non mancano droga e microcriminalità, e insieme un’opportunità per rendere la chiesa meno lontana dalla vita quotidiana della gente, una presenza amica e fraterna. I prezzi, volutamente accessibili, e la serietà degli insegnanti, hanno reso la palestra un
luogo popolare, che ha coinvolto migliaia di giovani della zona e non solo giovani.

Una storia importante, anche di integrazione e di inclusione sociale, che il
Comune di Roma ha voluto riconoscere con una targa consegnata dal
consigliere Dario Nanni, già responsabile della Commissione per il Giubileo, a
Carlo Tizzoni, il carismatico presidente-fondatore della Sport Village, davanti a
una folla esuberante composta da istruttori, impiegati e frequentatori abituali della palestra. «Roma Capitale – si legge nella targa – dichiara questo luogo Presidio Sociale Insostituibile e ne attesta il valore storico, civile e sociale, per
sempre».

Quella che si è svolta al Campidoglio, il 28 settembre, è stata una grande festa.
In molti, spontaneamente, hanno voluto portare la propria testimonianza.
Agustin, un immigrato di colore, ha raccontato come la palestra sia diventata
per lui, nel tempo, come una famiglia, sempre accogliente: «quando entro nel
centro sportivo sento di entrare a casa mia».

Uno degli istruttori si è emozionato raccontando di un ragazzo disabile al quale i medici avevano detto che non
poteva fare sport e invece, con l’allenamento e con l’amicizia, ha ottenuto
traguardi impensabili. Una mamma è venuta a dire il suo “grazie” per il bene che
la palestra sta facendo alla figlia, attualmente in una comunità di recupero. Lo
psichiatra Mauro Raffaeli, già in servizio presso il Dipartimento di salute mentale
della Asl Rm1, ha raccontato come centinaia di giovani con problemi di disagio
mentale, in questi 25 anni, siano passati attraverso la “comunità” della palestra,
ottenendone grande beneficio, per il corpo e per la mente.

Don Donato Perron, 84 anni, parroco ora in pensione, ricordando gli inizi di questa storia ha parlato del valore del «rapporto umano», come via di incontro con le realtà giovanili, via
che lui aveva già sperimentato insegnando felicemente per 12 anni nelle scuole pubbliche della capitale, spesso in zone di disagio sociale.
Il clima, nelle solenne sale del Palazzo senatorio, era davvero quello gioioso di una famiglia unita: tutti si conoscevano, tutti pronti alla battuta, ogni persona che prendeva la parola sommersa da applausi e stretta da abbracci. Davvero un piccolo
miracolo di vita e di positività, sbocciato nel deserto delle periferie romane.



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